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Utili per oltre 3 miliardi con Mediobanca. Lovaglio: "Lavoriamo sull’integrazione"
La data da segnare sul calendario è il 27 febbraio, quella che il ceo di Mps, Luigi Lovaglio, ha indicato per la presentazione del nuovo piano industriale. In quel giorno ci sarà risposta a molte delle domande che si avviluppano intorno al nuovo gruppo Mps-Mediobanca. A partire dal delisting sì-delisting no di Piazzetta Cuccia: «Come precisato nel documento dell'Opas, si arriverà ad avere il pieno livello di sinergie con l'ottimizzazione dell'integrazione» tra le due realtà, ha detto il banchiere, «l'obiettivo è generare il massimo livello di sinergie per i nostri stakeholder». Lovaglio sceglie le parole con cura, anche perché in queste settimane le trattative nel cda e tra i soci sono fitte. Ci sono intermediari di profilo legale che fanno da staffetta tra i soci (non tutti) e il banchiere. «Stiamo finalizzando la struttura migliore possibile per questo obiettivo», ha detto Lovaglio al termine di una conferenza molto abbottonata con gli analisti durante la quale ha specificato che «non tutte le decisioni sono state prese». Non una parola sulla notizia dell'indagine ai danni del dirigente del Mef e consigliere di Mps, Stefano Di Stefano, accusato di insider trading. Tutto è partito da una segnalazione partita da Bankitalia alla Guardia di Finanza: il funzionario avrebbe sfruttato informazioni riservate per acquistare azioni Mps e Mediobanca e guadagnare dal lancio dell'offerta pubblica di scambio - del 24 gennaio 2025 - da parte della banca senese sull'istituto milanese. Tra il 2 e il 21 gennaio dello scorso anno il dirigente del Mef avrebbe acquistato 33mila euro di azioni Mps e 120mila euro di Mediobanca e, rivendendole il 28 gennaio, avrebbe incassato un profitto di poco meno di 9mila euro per sé e di poco più di mille euro per il figlio. L'indagine su Di Stefano è sganciata dalla principale sulla scalata.








