All’Avana il silenzio è diventato un indicatore economico. E le immagini che arrivano dalle fermate dell’autobus, dove i mezzi non passano quasi più, sono il segnale più eloquente di come l’embargo sul petrolio spinto da Donald Trump stia spegnendo l’isola.
Chi ha un’auto con un serbatoio ancora pieno, centellina gli spostamenti. I distributori non erogano più. Gli altri sono già a piedi. La crisi di carburante sta riscrivendo la routine quotidiana e, insieme, il racconto turistico dell’isola, soprattutto quello delle spiagge e dei resort che dovevano portare valuta forte, mentre il Paese fatica a tenere accese le luci.
Da venerdì scorso, ci racconta Matteo Saccani, imprenditore italiano del caffè che in questi giorni è all’Avana, è entrato in vigore un piano d’emergenza per contingentare combustibili ed energia. «Hanno chiuso tutte le scuole, fino all’università, e fanno didattica a distanza. Molti uffici pubblici lavorano tre giorni a settimana. Alle aziende è stato chiesto di accorpare le produzioni, riducendo i giorni di attività». Sul terreno, aggiunge, la conseguenza più visibile è il trasporto: «Hanno rallentato, cancellato quasi tutto quello che è trasporto pubblico nel Paese e per il momento hanno sospeso la distribuzione di diesel e benzina nei benzinai».









