Fregoli Lamborghini: cambia pelle in lampo. Stephan Winkelmann, presidente e amministratore delegato, lo dice con la calma di chi sa di avere in mano un giocattolo perfetto: “Produciamo tra le dieci e le undicimila vetture l’anno, ed è esattamente il numero giusto. Abbiamo comprato terreni a sud di Sant’Agata Bolognese – continua - potremmo crescere, ma non lo facciamo. Il collo di bottiglia non è la fabbrica: è il mondo. Il segmento in cui operiamo si è trasformato in una nicchia camaleontica, e noi ci siamo adattati prima che qualcuno se ne accorgesse”.
Il dato più bello è questo: l’età media dei clienti è scesa sotto i quarantacinque anni. I più giovani sono in Asia che ha scoperto il gusto del superfluo prima di altri mercati e lo consuma con la voracità di chi ha fretta di recuperare il tempo perduto.
Poi però arriva la Cina, e qui la favola si incrina. Ad aprile la Lamborghini andrà al salone di Pechino, ma senza stand. Solo a guardare. Perché lo sanno già: nel breve e medio termine, per il loro segmento, non ci sarà ripartenza.
I marchi locali spingono, certo, ma non sfiorano il lusso estremo. Il problema è un altro: la gente ha cominciato a contare i soldi. Non solo per le auto. Anche per le borse, gli orologi, le scarpe da tremila euro.






