"Non è una resa dei conti politica, né un voto pro o contro il governo": Marina Berlusconi lo ha detto in un'intervista al Corriere della Sera riferendosi al referendum sulla giustizia in programma il 22 e 23 marzo. La figlia del Cav ha fatto sapere che voterà Sì "e non per il mio cognome, né per spirito di parte, ma perché è la cosa giusta". E ancora: "A questo dovrebbero servire i referendum: a votare sui contenuti, non in base alle appartenenze". Secondo lei, infatti, "la separazione delle carriere (prevista nella riforma Nordio) è necessaria per spezzare un giogo che soffoca tutti, a partire dagli stessi magistrati. E per garantire la vera 'terzietà' dei giudici. Abbiamo un’occasione irripetibile, non lasciamocela scappare".
A chi invece ha collegato la sua decisione di votare Sì al referendum alla sua storia personale, lei ha risposto: "È vero, mio padre ha subìto un’inaccettabile persecuzione giudiziaria. Ma non ragiono per rivalsa, e il problema non riguarda una sola stagione, né una sola persona. C’è una minoranza di magistrati ideologizzati che continua a fare danni. La giustizia è condizionata da un vergognoso mercato di nomine". Marina Berlusconi, poi, ha aggiunto: "Il problema non sono i magistrati, ma le correnti, che all’interno del Consiglio superiore della magistratura decidono vita e morte di pm e giudici. Certe dinamiche ricordano davvero un gran bazar, dove tante nomine sembrano una cambiale, tante promozioni un 'pagherò'. Ogni magistrato è libero di avere le sue idee, ci mancherebbe, ma in nessun caso dovrebbe fare carriera con la politica, né fare politica con l’attività giudiziaria".







