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10 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 12:13

Guardate questo casco. Non ci sono tigri o altri animali come alcuni sciatori fanno per imprimere un tocco di grinta in più alle loro prestazioni olimpiche. Sul casco di Vladyslav Heraskevych, skeletonista ucraino, 27 anni, ci sono i volti degli atleti morti. Non una provocazione, né una sfida alle regole olimpiche, ma un gesto di memoria, un tributo silenzioso a compagni di squadra, ad amici, ad atleti che non ci sono più perché la guerra li uccisi. Invece, a Milano Cortina, è diventato il centro di uno scontro doloroso tra regolamenti e compassione.

Heraskevych, quarto ai Mondiali 2025 e uno dei portabandiera dell’Ucraina ai Giochi invernali, ha denunciato pubblicamente che il Comitato Olimpico Internazionale gli ha vietato di utilizzare un casco personalizzato durante allenamenti ufficiali e competizioni. Sul casco sono raffigurati i volti di alcuni atleti ucraini uccisi durante l’invasione russa: tra loro il pattinatore Dmytro Sharpar, morto in combattimento vicino a Bakhmut, il giovane biatleta Yevhen Malyshev, appena diciannovenne, ucciso nei pressi di Kharkiv, e altri membri di quella che Heraskevych definisce la “famiglia olimpica”. Il casco era già stato indossato nelle prime sessioni di allenamento sulla pista olimpica di Cortina. Poi, lunedì sera, è arrivato lo stop ufficiale. Il motivo è la Regola 50 della Carta Olimpica, che vieta qualsiasi forma di manifestazione o propaganda politica nei siti e durante gli eventi olimpici. Secondo il Cio, il casco violerebbe questa norma.