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Ultimo aggiornamento: 12:33

A Milano le Olimpiadi invernali 2026 non stanno riempiendo gli appartamenti: meno del 30% degli affitti brevi risulta prenotato, mentre i prezzi, pur inferiori ai picchi della Design Week e della Fashion Week, restano elevati rispetto a una domanda ben più debole delle previsioni trionfalistiche circolate nei mesi precedenti.

Tra i partner delle Olimpiadi c’è anche Airbnb. La piattaforma rientra in un accordo di sponsorizzazione pluriennale siglato nel 2019, che accompagna l’intero ciclo olimpico fino al 2028 e che, secondo stime di settore, vale complessivamente circa 460 milioni di euro. Nel tempo, la presenza del colosso degli affitti brevi ha contribuito ad alimentare le attese sull’impatto dei Giochi, soprattutto sul mercato milanese. Per mesi si è parlato di un possibile boom: l’arrivo di turisti da tutto il mondo, una corsa agli alloggi, prezzi in forte crescita. Un clima di aspettativa che ha spinto molti proprietari a ritoccare le tariffe e a concentrare l’offerta sulle settimane olimpiche. Ma, con l’avvio dei Giochi, i dati restituiscono un quadro diverso.

Le aspettative di una domanda esplosiva non nascevano dal nulla. Un contributo decisivo è arrivato da uno studio commissionato dalla stessa Airbnb a Deloitte, che stimava oltre 150 milioni di euro di impatto economico per gli host durante le Olimpiadi, ipotizzando milioni di pernottamenti complessivi legati all’evento, senza distinguere tra città ospitanti, tipologie di alloggio e durata effettiva dei soggiorni. Si tratta di stime ampie, costruite su scenari macroeconomici e non su una previsione puntuale delle notti effettivamente assorbite dagli affitti brevi a Milano, ma sufficienti a consolidare l’idea di un affare sicuro.