Tra il 2023 e la prima metà del 2025 sono 62 le PMI approdate sul mercato azionario; nello stesso periodo sono 86 quelle uscite dalla Borsa, con una perdita complessiva di oltre 44 miliardi di euro di capitalizzazione.
È quanto emerge dal Primo Rapporto dell’Osservatorio “Pmi e Mercato dei Capitali”, istituito da Consob e CeTIF – Università Cattolica, che fa una disamina delle condizioni di accesso e permanenza delle Piccole e Medie Imprese italiane nei mercati dei capitali.
Dalla mappatura (circa 120.000 Pmi italiane) emerge un quadro chiaro, caratterizzato da una prevalenza di aziende piccole o piccolissime. L’88% delle PMI non quotate ha meno di 50 addetti. La Lombardia da sola ospita il 22% del totale delle piccole e medie imprese. Il manifatturiero si conferma il settore più rappresentato (33,6% tra le non quotate, 31,8% tra le quotate). Le imprese quotate del campione (pari allo 0,14% del totale osservato) si caratterizzano per avere una maggiore dimensione, una presenza nei settori tecnologici e scientifici e di conseguenza un più forte orientamento all’innovazione, alla competitività e alla crescita.
Ma se questo è lo scenario perché le aziende fanno fatica a quotarsi o meglio, altro fenomeno molto diffuso, preferiscono il delisting?






