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La giovane tossicomane irrompe nei giorni luccicanti delle Olimpiadi
Metropolitana in corsa, domenica mattina, ore 11. Una ragazza è seduta per terra sul vagone della linea 2. Estrae un cucchiaino, una fialetta con liquido scuro e una siringa. Libera l'avambraccio dai vestiti e si inietta la dose. Sono gesti automatici perchè il bisogno di drogarsi è irresistibile. A certi impulsi il cervello non comanda, sono quelli che portano a compiere le peggiori cose e dei quali, se si è fortunati, ci si rende conto, solo a posteriori. La ragazza non ha pensato di appartarsi, ha mostrato il suo gesto - un tutt'uno con lei - in pieno giorno, su un vagone affollato, davanti agli sguardi imbarazzati dei passeggeri. Fra questi una bambina di 10 anni (che immaginiamo sprovvista del cellulare e perciò attenta a quel che succede) ha osservato le mosse della dipendenza, il cucchiaino, la siringa, l'ago. Probabile che abbia pure incrociato lo sguardo della giovane, a differenza di altre persone che hanno fatto finta di niente.






