"Askatasuna non è quell'edificio", ma "una proposta, un metodo, un'attitudine e un atteggiamento che è quello di persone che decidono di mettere come priorità il fatto di volersi attivare nella società con le persone per portare del cambiamento".

Nel corso di incontro con i giornalisti gli antagonisti, dieci giorni dopo la manifestazione nazionale e gli scontri scoppiati davanti al palazzo sgomberato il 18 dicembre scorso, indicano le "loro prossime tappe e i prossimi appuntamenti".

"Il centro sociale Askatasuna è sempre stato un luogo di aggregazione, di socialità, attraversato da persone le più diverse, che non per forza poi devono in qualche modo aderire a un'opzione politica", spiega una delle portavoce, Martina, che aggiunge: "noi non rappresentiamo nessuno, non stiamo nelle istituzioni proprio perché crediamo che la politica si faccia dal basso e si faccia con le persone e che quell'opzione invece di cambiamento si costruisca collettivamente.

Non c'è delega e anzi c'è proprio la necessità e la voglia di vedere come insieme si possono cambiare le cose".

Sul futuro dell'edificio di corso Regina Margherita 47, gli autonomi sottolineano che "l'opzione è quella di ridare lo stabile a tutte le realtà che dal basso l'hanno sempre attraversata e che intendono portare avanti quel progetto".