La televisione dei padri fondatori “si spegne” definitivamente con la scomparsa di Gigi Marsico, morto ieri all’età di 98 anni. Capostipite di un racconto televisivo capace di esplorare il mondo da un punto di vista eminentemente torinese, dove la Rai tv nacque, Marsico si può considerare a buona un pioniere del piccolo schermo italiano. Per ricordarlo Rai Cultura gli dedica una puntata di RAInchieste condotta da Giorgio Zanchini, in onda stasera alle 23 su Rai Storia. Attraverso la sua “esplorazione”, gli italiani hanno conosciuto volti del Paese fino ad allora poco noti. Elegante e mai retorico lo stile dei suoi servizi, caratterizzati da un marchio di fabbrica riconoscibile: la volontà di dare voce a chi non aveva voce, gli ultimi, le persone relegate ai margini: dai lavoratori arrivati dal Mezzogiorno, ai giovani detenuti del carcere Ferrante Aporti.

Nato il 4 giugno 1927 a Costantinopoli, l’attuale Istanbul, Marsico entrò in Rai all’inizio degli anni Cinquanta come interprete di radiodrammi. Nel 1955 divenne giornalista professionista in forze al Giornale Radio.

Fu Enzo Biagi a volerlo in televisione, intuendo la capacità che Marsico aveva di osservare il presente. Negli anni Settanta portò sullo schermo, per la prima volta, storie di prostituzione e omosessualità.