«I sorrisi dei bambini, il razzismo di Stato», e le risate che provoca Majorino, che di nome fa Pierfrancesco, è tra gli onorevoli dem di punta e pensate quelli di tacco. Il deputato del Pd, indiavolato come quando sui carri del gay pride insegue il “Maracaibo” di Elly, s’è scagliato contro «la censura nei confronti di Ghali», che sta per Ghali Amdouni, milanese di origini tunisine, idolo dei maranza, conosciuto il giusto in Italia – giusto dai giovani e dalle groupie pro-Pal di Majorino – e che all’estero ha il seguito di Majorino in Italia.

Il dem denuncia che il Ghali è stato snobbato dal telecronista e dalla Rai; che non è stato esaltato né ripreso da vicino dalla regia, la quale però era internazionale e dunque – forse – aveva studiato più le inquadrature di Mariah Carey che del rapper di “Pizza Kebab Vol.1”, album speziato di un paio d’anni fa. Il pasticcio semmai, piatto molto più identitario, è stato quello di invitare Ghali a esibirsi in mondovisione alla cerimonia d’apertura dell’Olimpiade, e non certo per il «razzismo di Stato» quanto perché c’erano almeno cinquanta cantanti autoctoni come Ghali più conosciuti nel mondo.

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