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9 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 10:31

L’ipotesi di una scia di maltrattamenti, psicologici e forse anche fisici, è uno dei nuovi punti dell’inchiesta della Procura di Civitavecchia sul femminicidio di Federica Torzullo. È su questo presupposto che magistrati e carabinieri stanno ricostruendo il contesto in cui, nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, la 41enne è stata uccisa a coltellate dal marito Claudio Carlomagno, che ha poi confessato il delitto. Secondo la ricostruzione investigativa, Federica sarebbe stata vittima di una relazione segnata da dinamiche di controllo e sopraffazione. Il delitto non sarebbe stato un gesto improvviso, ma l’atto finale di una situazione ormai compromessa, maturata proprio nel momento in cui la donna stava cercando di sottrarsi definitivamente a quella convivenza. Carlomagno avrebbe agito sapendo che quello era l’ultimo spazio temporale per farlo indisturbato: l’indomani Federica sarebbe partita per la Basilicata e, al rientro, avrebbe lasciato la casa coniugale per trasferirsi dai genitori.

Un tassello ritenuto centrale dagli inquirenti è l’audizione protetta del figlio della coppia, ascoltato nei giorni scorsi. Il minore potrebbe riferire se avesse assistito, in passato o di recente, a episodi di maltrattamenti subiti dalla madre. A rafforzare l’idea di un’indole potenzialmente violenta dell’uomo c’è anche la testimonianza di un cliente che, in un contesto diverso, avrebbe ricevuto minacce esplicite da Carlomagno per un ritardo nei pagamenti: parole che, pur non collegate direttamente alla vicenda familiare, delineano un carattere aggressivo.