Oltre 250mila visitatori in 4 mesi, dal 26 settembre al 25 gennaio: sono i numeri di Beato Angelico, una mostra dei record. Curata da Carl Brandon Strehlke con Stefano Casciu e Angelo Tartuferi, l’esposizione era allestita a Firenze in due diverse sedi: oltre a Palazzo Strozzi – “il più bel cubo” del Rinascimento, non un museo, ma un “contenitore” di lusso di grandi mostre – anche il Museo di San Marco, nell’omonima piazza, vera e propria casa dell’artista beato, cioè il luogo dove più alta è la concentrazione delle sue opere, che ha accolto ulteriori 100mila persone. Com’è stato possibile questo successo?

Il super-successo di Palazzo Strozzi

E’ stata la mostra più visitata della storia della fondazione Strozzi che gestisce il Palazzo da vent’anni. In passato, con un’altra gestione, solo Filippino e Botticelli nel 2004 e Cézanne nel 2007 fecero meglio, rispettivamente con 320mila e 270mila visitatori.

L’antologica dedicata a Beato Angelico – la prima dopo 70 anni durante i quali si sono tenute altre mostre dedicate all’Angelico, ma di minore entità – ha ottenuto un successo straordinario che fa fatica a spiegare perfino Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi: “Sapevamo che si trattava di una mostra straordinaria, per certi versi unica, con tutti quei prestiti, per cui ci aspettavamo di ripetere il successo della mostra di Donatello di quattro anni fa. Questa invece è andata oltre, perché Beato Angelico ha fatto quasi 100mila visitatori in più di Donatello”.