Un design degli interni e un nuovo logo riconoscibili per torinesi e turisti. E un vestito esterno - perché questa volta le scale mobili saranno coperte - connesso col territorio per ogni singola fermata, da quelle sul Trincerone di Torino Nord a quelle nei luoghi aulici della città come la Mole Antonelliana, i Giardini Reali, l’ipogeo di Palazzo Carignano legato alla fermata Carlo Alberto. Erano questi gli obiettivi del concorso internazionale di architettura indetto da Infra.To per disegnare le future fermate delle Metro 2. Alla gara da 150 mila euro hanno partecipato tante archistar: gli studi di Massimiliano Fuksas, Carlo Ratti, Benedetto Camerana, Mario Cucinella ma anche esteri come quello di Kango Kuma (terzo, con le sue suggestive ma fragili fermate in legno) e Zaha Hadid (secondo, con le fermate che avrebbero richiamato i portici). E a vincere è stato il progetto olandese dello studio Ben Van Berkel.
L’ANNIVERSARIO
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Come saranno le future fermate
Coperture esterne delle fermate in acciaio inossidabile e vetro. Interni lineari, con i soffitti che richiamano le montagne. «Un progetto elegante», spiega l’architetto e urbanista Dominique Perrault, parte della giuria che ha scelto il gruppo vincitore «che punta molto sulla luce e sull’immersività e lascia ai viaggiatori una visione sempre verso l’alto e verso l’esterno. L’illuminazione ricorda quella dell’armonia dei portici torinesi. L’abbiamo scelto per questi motivi». Subito dopo, Perrault descrive anche il logo: una “M” colorata di blu verde e giallo che rappresentano il fiume Po, il verde che invade Torino e «il sole, perché il progetto punta molto sulla luce», ribadisce. Per lui, la città «”protegge” i suoi abitanti con blocchi di residenze bellissime, ma pesanti e forti. Questo progetto introduce strutture delicate tra luce, natura e pietra».







