Dopo il venerdì nero di Stellantis con l’annuncio di oneri finanziari da 22,2 miliardi di euro e il conseguente scivolone in Borsa, il giorno dopo tramonta il progetto di Automotive Cells Company (Acc), la joint venture tra il gruppo automobilistico italo-francese, Mercedes e Total, delle gigafactory per la produzione di batterie in Italia, a Termoli, e in Germania, a Kaiserslautern. Acc spiega in una nota che «nell’ambito della nostra riorganizzazione industriale, non si prevede che saranno soddisfatti i prerequisiti per riavviare i progetti», ormai «in standby ormai da maggio 2024». Alla base della scelta, ci sono le condizioni di mercato mutate e una riorganizzazione del strategica della joint venture. «Acc deve impiegare le proprie risorse per massimizzare la propria competitività, maturità tecnologica ed eccellenza industriale – continua la nota –. Sono state implementate misure strategiche in tutti i siti di Acc per ottimizzare le nostre prestazioni operative e la sostenibilità finanziaria, al fine di garantire che il contributo alla transizione verso la mobilità elettrica avvenga da una posizione di resilienza e solidità economica».

Ancora: «Mentre si stanno valutando diversi scenari, abbiamo avviato un dialogo costruttivo con i rappresentanti del works council in Germania e con i sindacati in Italia per lavorare sulle condizioni relative all’eventuale interruzione dei progetti delle gigafactory di Kaiserslautern e Termoli». Non avrà lo stesso destino il polo francese di Billy-Berclau/Douvrin. Acc, infatti, sottolinea che «in qualità di pioniere nella catena di produzione europea delle batterie», lo utilizza come «principale sito di innovazione per concentrarsi sul miglioramento dell’efficienza e della competitività della produzione». Poi, un appello alla politica europea: «Senza un sostegno immediato e mirato alla produzione locale, l’Europa rischia di rinunciare alla propria autonomia strategica in una delle tecnologie più critiche del XXI secolo». Non si è fatta attendere la risposta di Stellantis sul dossier, di cui «prende atto della decisione di Acc di avviare discussioni con le parti sociali al fine di bloccare i progetti delle gigafactory in Germania e in Italia»: «Come concordato un anno fa al Mimit puntiamo a sostenere il Made in Italy e a garantire il futuro dello stabilimento. Agli attuali dipendenti dell'Acc sarà offerta la continuità lavorativa all’interno di Stellantis». Per il sito di Termoli, l’azienda ricorda che venerdì 30 gennaio è stato confermato l’arrivo della linea di produzione del cambio E-Dct entro fine 2026, insieme a un investimento sui motori Gse conformi alla normativa Euro 7 (utilizzabili anche dopo il 2030). Conclude: «Stiamo monitorando attentamente la situazione e restiamo pienamente mobilitati per valutarne le implicazioni industriali e sociali». La reazione dei sindacati Duri i sindacati italiani. Per Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile del settore auto, e Francesco Guida, segretario generale della Uilm di Campobasso, «la direzione di Acc ci ha ufficializzato ciò che temevamo da tempo, vale a dire che il progetto di Acc di costruire una gigafactory a Termoli è definitivamente accantonato, così come del resto anche in Germania. L’unico modo per salvaguardare lo stabilimento di Termoli diventa, quindi, l’arrivo immediato di produzioni meccaniche». Da qui, la richiesta «con urgenza di un incontro alla direzione di Stellantis, nel quale ci aspettiamo risposte immediate. Il futuro deve essere legato alle meccaniche, ai motori e ai cambi». E sottolineano che «si pone un problema occupazionale per 34 lavoratori italiani, di cui 21 ex Stellantis, già assunti da Acc e attualmente in Francia, che dobbiamo assolutamente tutelare».