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7 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 13:55
Se qualcuno ci credeva ancora, da oggi può riporre il sogno nel cassetto: la gigafactory di Termoli non vedrà mai luce. Lo stabilimento di Stellantis, gloriosa fabbrica del motore Fire, non verrà riconvertito dallo stesso gruppo – in collaborazione con Mercedes e Total – in un impianto per la produzione di batterie. Una mossa che costringerà la casa costruttrice guidata da Exor della famiglia Agnelli-Elkann a elaborare una strategia per garantirne la continuità. Altrimenti, oltre alla fabbrica di Cassino già ridotta ai minimi termini, anche il sito molisano sarà destinato a un futuro incerto e ancor più problematico per gli occupati.
Il k.o. definitivo al progetto è arrivato per bocca di Acc – il nome della joint venture delle tre aziende con Stellantis azionista di maggioranza relativa – spiegando che “non si prevede che saranno soddisfatti i prerequisiti per riavviare i progetti in Germania e in Italia”, già in standby ormai da maggio 2024. Tradotto: adieu gigafactory a Termoli e Kaiserslautern, si va avanti con la sola fabbrica a Billy-Berclau/Douvrin, in Francia. Una scelta coerente con la marcia indietro totale sull’elettrico annunciata venerdì dall’ad di Stellantis Antonio Filosa, che costerà 22 miliardi di oneri finanziari. “Acc deve impiegare le proprie risorse per massimizzare la propria competitività, maturità tecnologica ed eccellenza industriale – ha spiegato l’azienda – Sono state implementate misure strategiche in tutti i siti di Acc per ottimizzare le nostre prestazioni operative e la sostenibilità finanziaria, al fine di garantire che il contributo alla transizione verso la mobilità elettrica avvenga da una posizione di resilienza e solidità economica”.










