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La città del lusso e dei cinepanettoni dopo 70 anni ritrova la fierezza di ospitare i Giochi. Una cerimonia tra silenzio rituale e raffinatezza
Se non ci fosse Cortina, non ci sarebbe Milano. Questa è la storia vera di una Olimpiade d'inverno, imprevista in tre regioni e bellissima per il suo esclusivo e antico fascino. Cortina è un presepe di magie, non più e soltanto set di cinepanettoni sguaiati ma elegante culla di sport mondiale. Folla. Luci nel buio verso maestosi profili, le Dolomiti. Fuoco, improvviso, nel braciere, segnale di vita, di pace, di Giochi.
Cortina d'Ampezzo ha ritrovato l'aria bellissima del 56. Era il tempo della grande scoperta, il villaggio dell'impero austroungarico stava trasformandosi nel luogo esclusivo, meta invidiata e sognata, il lusso e i turisti da ogni luogo del mondo. Ieri sera, una sera diversa, niente struscio vanitoso ma la sfilata degli atleti, mille giovani e forti, voci e immagini da Predazzo e Livigno, altri siti olimpici, lo stesso palpito, quattrocento chilometri la distanza dalla grande metropoli meneghina ma un unico posto di festa e speranza; il tripode in piazza Angelo Dibona, alpinista illustre cittadino austroungarico, la parata delle Nazioni lungo corso Italia, flash di telefonini a segnare il giorno storico, tra tanti il volto genuino di Franco Nones, una fetta grandiosa del fondo azzurro, oro nella 30 chilometri a Grenoble, il nostro vero Sessantotto e, con lui, Martina Valpecina, due argenti e un bronzo nella staffetta dello short track, lontani all'anagrafe, riuniti dal senso dei cinque cerchi, come un abbraccio e poi, a sciogliere l'attesa, Gustav e Sofia, ultimi tedofori, Thoeni e Goggia, lingotti d'oro olimpico. Mentre San Siro sembrava Hollywood, la notte di Cortina è stata piena di fierezza, settant'anni dopo, i Giochi sono di nuovo e ancora suoi, il bianco e nero del 56 è adesso un arcobaleno per nulla fastoso, colorato come le sue piste di discesa, l'alzabandiera con il picchetto delle donne carabiniere, silenzio rituale ed eleganza massima. L'ultima nevicata è stato un caldo lenzuolo che ha aggiunto fascino, Cortina sa conservare la tradizione, rispetta la storia, l'Olimpiade è di casa, le piste da sci, la Tofana di Rosez e Olimpia dove si gareggiò nel 56, tutto è cambiato ma tutto è rimasto uguale. L'infinito di Leopardi recitato da Favino al Meazza, qui, sotto le montagne non è soltanto un'epica lirica ma la didascalia delle Dolomiti.







