Imparare a mangiare da soli non è solo una conquista pratica, fatta di cucchiai impugnati male e briciole sul tavolo. È anche un passaggio chiave nello sviluppo del linguaggio. Già intorno al primo anno di vita, i bambini che partecipano attivamente ai pasti e mangiano con maggiore autonomia mostrano competenze comunicative più avanzate rispetto ai coetanei. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Child Development, frutto della collaborazione tra l’Università di Roma Tor Vergata, la Sapienza Università di Roma e l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr (Cnr-Istc), insieme all’Istituto superiore di sanità e a università internazionali come Appalachian State University (Usa) e Aston University (Regno Unito). La ricerca ha coinvolto quasi 200 tra bambini e bambine nei primi due anni di vita.
Mangiare da soli come tappa evolutiva
Mangiare in modo autonomo rappresenta una delle tappe evolutive più significative nel percorso di crescita di ogni bambino. In genere questa abilità viene acquisita entro i due anni e mezzo, ma i primi segnali compaiono molto prima, quando il bambino manifesta curiosità verso il cibo e inizia a voler mangiare da solo, usando le mani o le posate. Le evidenze scientifiche più recenti suggeriscono che la partecipazione del bambino ai pasti in famiglia sin dall’inizio dello svezzamento, secondo il modello dell’alimentazione complementare a richiesta, possa avere un impatto che va oltre l’ambito nutrizionale, coinvolgendo anche lo sviluppo della comunicazione e del linguaggio.







