VENEZIA - Società fittizie, quindi prive di reale struttura operativa, create appositamente per emettere false fatture per operazione inesistenti. Un giro complesso con l’unico obiettivo di permettere alle aziende di evadere l’Iva. I finanzieri del comando provinciale di Venezia da tre anni “inseguono” migliaia di fatture fasulle nel settore tessile per un importo di 26 milioni di euro. Si sono confrontati con società fantasma e responsabili prestanome fino a ricostruire l’intera ragnatela di un sodalizio di matrice cinese che da Venezia, Treviso e Padova si diramava in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Calabria. Alla fine le aziende coinvolte sono 50 e 57 gli imprenditori indagati, tutti cinesi, eccetto quattro italiani, dei quali due di Treviso, uno di Rovigo e un altro di Bologna. Ad accomunarli la bella vita con i guadagni della frode fiscale che devono essere stati redditizi, considerato che i finanzieri hanno sequestrato case, Bmw e Mercedes, gioielli, due milioni di euro nei conti correnti e orologi di valore come il Patek Philippe Nautilus che un indagato ha lanciato dalla finestra nel tentativo di sottrarlo al sequestro. Alla fine le Fiamme gialle veneziane, affiancate da oltre trenta reparti del territorio nazionale, per complessivi 120 uomini, sono entrate in azione lunedì scorso ed hanno dato esecuzione ad un sequestro preventivo emesso dal gip Claudia Ardita del tribunale di Venezia, per 8.306.459 euro.