Dice: «Non mi piace avere etichette». Eppure quante gliene hanno affibbiate: la rockstar della lirica, il regista d’opera geniale, l’unico regista teatrale italiano da esportazione. E ancora: trasgressivo, provocatorio, innovativo. Di sicuro prolifico. «Sarò perché sono veneto», sorride. Damiano Michieletto, veneziano, cinquant’anni, ad aprile sarà alla Fenice con il Lohengrin, poi a Zurigo con La clemenza di Tito, a giugno alla Scala con la Carmen, in estate al festival di Bregenz con la sua prima Traviata e per finire l’anno l’inaugurazione della stagione della Scala con l’Otello.
Ecco, dopo l’opera, il teatro e pure il cinema, mancava il Michieletto a cinque cerchi. Assoldato da Marco Balich, è stato uno dei direttori creativi della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Milano Cortina 2026. Ieri sera, allo stadio di San Siro, era nella “control room” con le cuffie in testa a dare indicazioni live, in diretta, a Matilda De Angelis così come a Brenda Lodigiani.
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Anche a Mariah Carey?
«Mariah Carey l’ho salutata in camerino, poi le indicazioni le ho date al suo manager».










