Noi di Santa Giulia e Rogoredo non vogliamo essere ricordati per lo spaccio o per il morto che ogni tanto ci scappa, mi dice uno che al bancone del bar, mentre i più seguono sullo schermo il percorso della torcia olimpica, ordina una sambuca con la mosca. Gli faccio sì con la testa e allo stesso tempo penso che forse anche i bresciani che abitavano a Piazza della Loggia avevano altri progetti, prima. Il mio giro nei punti di socialità intorno al più grande evento che Milano ospita dopo l’Editto di Costantino, passa attraverso questi tavolini dove i maranza siedono di fianco ai manager e i manovali romeni di fianco alle nonne che prendono questo sole inaspettato come una promessa di primavera. I caffè si moltiplicano e le parole fluiscono a voce alta.

L’APERTURA DEI GIOCHI

Mattarella alla cerimonia olimpica in tram guidato da Valentino Rossi: l’arrivo più “cittadino” mai visto

Guarda lì, mi dice uno come se mi conoscesse (perché nei bar dopo una mezz’oretta è così), politici, calciatori e cantanti che portano la torcia, ma perché non la fanno portare dai ragazzini che tutte le domeniche fanno sport nelle federazioni? Io zitto. Ma intanto altre persone hanno sentito e, siccome io ho la faccia di uno che ascolta e c’è fame di orecchie in questo mondo di parlatori, un ragazzo sui trenta con la giacca e la faccia di chi deve tornare in ufficio e piuttosto si farebbe rapire, parlando tra sé ma sperando di farsi sentire, dice qualcosa che in effetti avevo notato anche io. Milano nelle ultime settimane non è sembrata affatto una metropoli in attesa della festa più grande del mondo, e neppure oggi, che lo champagne sta per essere sbocciato, ci sono tracce che non siano manifesti di brand che in basso a destra mettono la dicitura “partner olimpico” e cinque minuscoli cerchi monocolore. Avrebbero dovuto riempire le strade di musica e divertimento, sento dire, piste da pattinaggio in tutte le piazze, cumuli di neve su cui provare minuscole discese su sci in affitto per i bambini. Sai quanti milanesi non si sono mai potuti permettere di andare in montagna? Portiamo gli sport invernali qui e facciamoli provare a tutti nella gioia, se vogliamo essere il centro del mondo degli sport invernali. E quando sento queste frasi che arrivano un po’ da tutte le parti, mi viene in mente quando qualche mese fa pensai beh, quando arriverà il momento vedrai che sarà uno spettacolo, copriranno piazza del Duomo di ghiaccio tipo Rockefeller Center, e poi rimetteranno la neve sulla Montagnetta di San Siro come avevano fatto nel 1984 per lo Slalom parallelo di Natale che vinse Alberto Tomba allenato da Gustavo Thoeni, e la città sarà sempre sovrastata di droni che faranno variazioni colorate e mille altre cose che nemmeno immagino. E invece zero. Ma zero assoluto, tipo che quando passa la fiaccola i bambini si devono essersi portati una bandierina fatta in casa con la carta di riciclo e colorata col pennarello, se vogliono salutare.