Roma, 6 feb. (askanews) – Le asprezze non mancano, alla direzione Pd reclamata da mesi dalla minoranza parlano quasi tutti i principali esponenti dell’ala ‘riformista’ del partito, ma l’esito – alla fine – è quello che era facile immaginare anche alla vigilia. Basta ascoltare l’intervento di apertura di Elly Schlein per capire la piega che prenderà la discussione: “Noi possiamo vincere le prossime elezioni, sono convinta che il lavoro che ci aspetta vada esattamente in questa direzione. Per questo chiedo a tutti il massimo rispetto reciproco e il massimo impegno”.

Il calendario politico condiziona il dibattito interno, le sferzate che arrivano da Pina Picierno, Giorgio Gori e Sandra Zampa – tra gli altri – servono a mettere agli atti un malumore che cova da tempo, ma alla fine nessuno vota contro la relazione della segretaria – come pure avrebbe preferito ‘l’ala dura dei riformisti – e la Schlein incassa un sostegno a larghissima maggioranza: 162 sì e 11 astenuti, secondo i dati ufficiali. La minoranza rivendica qualche numero in più “eravamo 18…”, ma non cambia la sostanza e nessuno polemizza per questo. Perché come dice al termine Piero Fassino, uno dei riformisti che hanno chiesto “rispetto” e rivendicato un vero “pluralismo”, “il fatto che la segretaria Schlein nelle sue conclusioni, abbia manifestato attenzione alle sollecitazioni dei riformisti è la conferma del loro contributo prezioso e della necessità di tenerne conto nella vita del Pd e delle sue iniziative”.