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Il generale Vladimir Alekseyev ferito a colpi d’arma da fuoco nella capitale russa: Lavrov punta il dito contro l’Ucraina, ma la dinamica insolita e il tempismo dopo i colloqui di Abu Dhabi alimentano sospetti e interrogativi sulle reali responsabilità

Il cuore di Mosca è tornato teatro di un episodio che getta ulteriori ombre sulla guerra russo-ucraina e sul clima di instabilità ai vertici dei servizi segreti di Mosca. Le autorità di Mosca hanno immediatamente puntato il dito contro Kyiv, definendo l’attentato a Vladimir Alekseyev un “atto di terrorismo”, mirato a sabotare i negoziati di pace in corso.

Il clima è teso: l’attacco giunge proprio dopo colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti ad Abu Dhabi, e riaccende interrogativi su responsabilità, motivazioni e scacchi di potere interni al Cremlino. In un contesto in cui gli omicidi mirati sono diventati una componente crescente della guerra “invisibile”, l’episodio si inserisce in una dinamica più ampia fatta di operazioni clandestine, propaganda e sospetti reciproci, dove la linea tra sicurezza interna e conflitto internazionale appare sempre più sfumata.