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Un attentato con 300 grammi di tritolo: ucciso Sarvarov a due passi dagli uffici degli 007. L'ira di Putin. Sospetti su Kiev ma anche sulle vendette interne
La morte di Fanil Sarvarov non è soltanto la fine di un generale. È un segnale. La guerra non resta lontana, non obbedisce alle mappe. Entra nelle città, percorre strade tranquille e colpisce sotto casa, magari a due passi dagli uffici degli 007. L'attentato all'ex capo del dipartimento di addestramento operativo dello Stato Maggiore rappresenta uno dei colpi più gravi e simbolici inferti all'apparato militare di Mosca dall'inizio del conflitto in Ucraina. Un'azione mirata, chirurgica, consumata a pochi passi dalla sua abitazione, in una tranquilla via residenziale della capitale, che riporta la guerra asimmetrica nel cuore della Russia e sotto le finestre del potere. Secondo la ricostruzione ufficiale degli investigatori, un ordigno collocato sotto al freno dell'auto, una Kia Sorrento, è esploso mentre Sarvarov era a bordo. Le ferite si sono rivelate mortali. L'esplosione è avvenuta in via Yaseneva, a circa 150 metri dalla sua abitazione: il generale avrebbe percorso alcune centinaia di metri prima della deflagrazione, dettaglio che rafforza l'ipotesi di un congegno attivato a distanza o temporizzato.






