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6 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 10:44
“Tiziana Iaria ha potuto svolgere abusivamente la professione di psicologa e psicoterapeuta proprio servendosi del Centro Antiviolenza Margherita di cui ella è presidente”. È quanto scrive il gip Cristina Foti nel provvedimento di sequestro eseguito nei giorni scorsi su richiesta del procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli, dell’aggiunto Stefano Musolino e del sostituto Flavia Modica. La storia è quella dell’associazione “Odv Centro Antiviolenza Margherita”, sequestrata dalla polizia di stato a quasi due anni dal finto rapimento della sua titolare, Tiziana Iaria, indagata adesso per false informazioni al pubblico ministero, simulazione di reato, calunnia ed esercizio abusivo della professione di psicologa.
Il 22 marzo 2024, infatti, Iaria ha denunciato che il giorno prima è stata rapita da una donna e due uomini. È da qui che la squadra mobile di Reggio Calabria è partita per ricostruire cosa avveniva all’interno dell’associazione che si occupava di donne vittime di violenza. La mattina precedente alla denuncia “ho attraversato la strada per proseguire sempre sulla via dei Correttori – è il racconto di Iaria agli investigatori – e proprio, dopo avere attraversato la strada, venivo chiamata da una signora con i capelli neri corti, che mi appellava signorina, che in vernacolo mi proferiva una frase del tipo ‘mi putiti iutari?’ (mi potete aiutare, ndr). La signora aveva in braccio un bambino che credo avesse circa poco più di un anno e mi ha chiesto di aiutarla a sistemare quel bambino su una sorta di seggiolino rialzato privo di spalliera che era ubicato sul sedile posteriore di una autovettura di colore scuro molto grande che credo fosse una station wagon. Ricordo, dopo aver aperto lo sportello posteriore destro, di aver messo un mio ginocchio sul sedile in modo da poter sistemare il bambino sul sediolino. A questo punto ricordo solamente di aver accusato un forte dolore al capo nella parte sinistra della nuca e di aver sentito un odore forte come se fosse ammoniaca, odore che mi era sembrato di percepire anche sui vestiti del bambino. Da quel momento non ricordo più nulla”.






