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A Milano dopo un viaggio di 12mila km. Festa per migliaia di persone. Oggi cerimonia a San Siro, con l'incognita tedofori

I bookmakers puntano tutto sulla coppia Alberto Tomba e Deborah Compagnoni a Milano, Sofia Goggia e Gustavo Thoeni a Cortina. Caccia agli ultimi tedofori che accenderanno in contemporanea i bracieri delle Olimpiadi invernali 2026. Ieri ha riacceso le speranze dei tifosi l'ipotesi Jannik Sinner, testimonial e primo volontario del Team26, visto che il tennista si è trasformato per una mattina in un "controllore" alla Centrale di Milano con la schermitrice paralimpica Bebe Vio che (megafono alla mano) invitava i passeggeri a salire a bordo del treno "diretto alle emozioni olimpiche", ma a meno di colpi di scena il campione del mondo di tennis non sarà della partita alle cerimonia di apertura stasera alle 20 allo stadio di San Siro. E tutto porta a scommettere su Tomba "la bomba", la valanga azzurra che costrinse a interrompere persino il Festival di Sanremo nell'88 per la sua discesa d'oro alle Olimpiadi a Calgary. Aspettando il gran finale, ieri la Fiamma è approdata finalmente a Milano dopo un viaggio di 12mila chilometri. É partita intorno alle 8 e 30 da Sesto San Giovanni, ha attraversato i Comuni dell'hinterland ed è approdata nel capoluogo prima delle 15 in via Lorenzini, di fronte al Villaggio olimpico. Primo tedoforo il paralimpico Simone Barlaam che nell'attesa ha ammesso: "Sono solo 200 metri ma avranno il peso di una maratona per l'emozione". Migliaia e migliaia di famiglie con bambini in strada. Non si sono arresi neanche verso sera, in centro, quando la fiaccola viaggiava con oltre un'ora di ritardo. Hanno dato la caccia ai tedofori, circondati come star per i selfie anche quando la domanda dopo lo scatto era: "Ma chi è?". Ci hanno provato i soliti antagonisti e contestatori pro Pal a rovinare la festa. Un centinaio si erano dati appuntamento dietro all'Università Statale alle 18 per il primo blitz anti Olimpiadi e anti Israele. "Mostriamo il cartellino rosso", "red cart to Israel". con il megafono hanno urlato slogan contro "la fiaccola complice di genocidio", "vergogna". Tratto blindato dalle forze dell'ordine. E i più esagitati sono stati tenuti dietro al cancello dell'ateneo, hanno sparato fumogeni rossi ma non sono riusciti ad avvicinarsi. Anche lungo il percorso e in Duomo non sono mancate bandiere palestinesi e insulti.