Un pezzetto di plastica grigia, made in Italy, che sembrava un telecomando degli anni Ottanta e che invece era il primo dispositivo al mondo capace di farti passare sotto l’arco senza fermarti, senza coda, senza il bigliettino umido di sudore tra le dita.

La scatolina magica

Era piccolo, stupido e geniale: si limitava a dire «eccomi» e pagava. Punto. Non ti chiedeva nulla, non ti mandava notifiche, non ti proponeva di «aggiornare l’app» mentre stai guidando a 130 all’ora. Oggi, invece, arriva MobiQ (americana di facciata, giapponese di sostanza Denso) e ci spiega che il futuro è lo smartphone. Lo stesso smartphone che già sa cosa cerchi su Google, con chi chatti, dove dormi, cosa mangi e quanto sei disposto a pagare per non fare la fila.

Così lo smartphone dialoga con il casello…

Ora, grazie a un’amplificazione criptata del segnale RF, dialogherà direttamente con il casello. Il telefonino ti avviserà con anticipo: «Tra 800 metri pedaggio 7,80 euro, traffico intenso, vuoi davvero pagare o preferisci deviare sulla statale e imprecare per tre ore?». È comodo, eh. È modernissimo.