Non c’è due senza tre. È naufragato ancora una volta il progetto di fusione tra Rio Tinto e Glencore, operazione da 260 miliardi di dollari che avrebbe potuto dare vita al maggiore gruppo minerario al mondo. Trascorso il periodo entro cui la legge britannica impone di formalizzare un’offerta o ritirarsi, Rio ha scelto la seconda opzione, comunicando nell’ultimo giorno utile che le trattative amichevoli sono arrivate a un binario morto: “impossibile raggiungere un accordo che crei valore per gli azionisti”, spiega il comunicato della società.

C’erano già stati altri due approcci falliti, a fine 2024 e prima ancora nel 2014, entrambi su iniziativa di Glencore, che getta un po’ di luce sui motivi dell’ennesimo smacco, accennando a disaccordi sulla governance (Rio insisteva per conservare al vertice i suoi attuali...