La pionieristica tecnologia di cattura diretta di CO2 dall'aria, DAC, fino ad un paio di anni fa, veniva riconosciuta come una delle soluzioni migliori per estrarre l'anidride carbonica dall'ambiente. E combattere l'inquinamento, quindi il cambiamento climatico. Circa 18 mesi fa, in Islanda, è stato messo in funzione il più grande impianto DAC al mondo, chiamato Mammoth, sviluppato da un'azienda svizzera, la Climeworks, che a pieno regime avrebbe dovuto ripulire 36.000 tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Una benedizione per l'ambiente, ed un obiettivo di grandi ambizioni, che se applicato su larga scala, sarebbe diventato un esempio da seguire. Ma qualcosa è andato storto, tanto da rimettere in discussione la promettente tecnologia.

Usare gli oceani per catturare l'anidride carbonica? Una tecnologia ancora non matura

di Marta Musso

Come funziona

Mammoth è composto da 72 collettori - grandi moduli simili a container - dotati di ventilatori che aspirano l'aria e la immettono in un filtro chimico, che agisce come una sorta di spugna, legando selettivamente solo le molecole di CO2. Una volta che il filtro è saturo, il modulo viene chiuso e riscaldato a circa 100°C utilizzando il calore proveniente dalla centrale geotermica vicina. Nell'ultimo passaggio l'anidride carbonica miscelata con l'acqua viene iniettata nel sottosuolo, dove in circa due anni, reagendo con il basalto, si trasforma letteralmente in roccia, in un processo di mineralizzazione, garantendo che non torni più nell'atmosfera.