Il governo vuole accelerare lo sviluppo della filiera della cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio (Ccus), considerata uno snodo cruciale per la decarbonizzazione, soprattutto con riferimento a quei settori industriali (leggi hard to abate, dal cemento all’acciaio) nei quali l’emissione di CO2 è una tessera ineludibile del processo produttivo. Per questa ragione, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in prima linea sul dossier, intende imprimere una sterzata alla definizione di un quadro legislativo che regoli il comparto dopo il primo, significativo, step raggiunto a fine giugno con il via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge delega. Provvedimento che spiana la strada al percorso che condurrà a una disciplina organica, a valle della quale è previsto un procedimento unico per il rilascio dei titoli abilitativi allo svolgimento delle attività della filiera. Il ddl delega è ora alla bollinatura della Ragioneria generale dello Stato e dovrà poi passare dalla Conferenza Unificata, per l’ok delle Regioni, prima di approdare in Parlamento.
Fari puntati su Ravenna
L’obiettivo è quello di velocizzare l’iter in modo da assicurare un pieno decollo della Ccus in tempi rapidi e lanciare un assist agli operatori. Lo sguardo del governo è rivolto, in particolare, a Ravenna, dove la joint venture paritetica lanciata da Eni in tandem con Snam è chiamata a centrare i 4 milioni di tonnellate l’anno al 2030 di capacità di cattura e di iniezione in stoccaggio di CO2 che sono stati inseriti nero su bianco, ancorché come obiettivo non vincolante, nel Piano nazionale integrato energia e clima inviato a Bruxelles a giugno dello scorso anno.






