Operavano con la tecnica della marmotta. E non solo entro i confini regionali. Un colpo via l'altro: in Puglia - specie nel Tarantino - in Basilicata, Campania, Lazio. Facevano saltare in aria i bancomat di notte, la notte successiva era lo stesso. In cinque sono stati fermati dai carabinieri del nucleo investigativo di Taranto che hanno eseguito il decreto di fermo ai danni della banda della marmotta. In carcere è finito il 47enne Cataldo Bartolo, detto Dino, originario di Napoli ma residente a Palo Del Colle, nel barese, e pregiudicato - si riteneva affiliato al clan Parisi. In carcere anche il 20enne Rocco Fronza di Castellaneta, Valentino Intini di 21 anni, di Massafra, il 20enne Simone Vinella di Castellaneta e Alessandro Longo, 28enne di Grumo Appula. L'inchiesta è stata condotta dalla procura di Taranto, titolare del fascicolo la pubblico ministero Francesca Colaci. Alla banda sono ricondotti almeno 17 colpi, studiati a puntino. I membri avrebbero effettuato dei sopralluoghi per poi agire con esplosivi in grado di far saltare i bancomat. Stando all’ipotesi accusatoria, i cinque - insieme ad altre persone ancora non identificate - sarebbero entrati in azione a volto coperto e avrebbero utilizzato ordigni artigianali per danneggiare gli sportelli. Così anche con l'ultimo colpo, nella notte tra il 2 e il 3 febbraio a Santa Margherita di Savoia nel Foggiano. Ma gli assalti secondo l'accusa sono stati compiuti anche a Monteiasi, Palagiano, Mottola, Scanzano Jonico e ancora: nelle province di Cosenza, Benevento, Frosinone, Caserta, Napoli, Salerno, Foggia. Nella disponibilità della banda c'erano decine di migliaia di euro ricavati dai raid. Si contano almeno 170mila. L'inchiesta è partita lo scorso novembre, dopo l'assalto a Momtemesola. Attesa nelle prossime 48 ore la convalida del fermo del gip. Nel collegio difensivo gli avvocati Salvatore Maggio e Gianluca Sebastio.