Pensava di ottenere una risposta semplice, magari una conferma su una razza o due. Invece, quando ha aperto il risultato del test del Dna del suo cane adottato, Nikki non era affatto preparata a quello che avrebbe letto. Due sole parole, secche e inattese, hanno ribaltato completamente la storia di Dutch e aperto una finestra su un passato che nessuno immaginava.
Un’adozione felice, ma con qualche punto interrogativo
Nikki vive a Scranton, in Pennsylvania, e ad agosto ha adottato Dutch da un rifugio locale. Dopo mesi di ricerche, l’incontro è stato immediato: Dutch era energico, affettuoso, sempre pronto a giocare, soprattutto a rincorrere una pallina senza stancarsi mai. C’era però una curiosità rimasta in sospeso. Nikki sapeva che Dutch aveva qualcosa del Carlino, ma il resto era un mistero. Chihuahua? Incrocio più complesso? Nessuna certezza. Da qui l’idea di sottoporlo a un test del Dna, più per curiosità che per altro.
Il test che non doveva riservare sorprese
Come molte persone, Nikki si aspettava un responso tecnico: percentuali, nomi di razze, grafici. Il test è arrivato, ma dopo aver dato uno sguardo ai risultati principali, la sua attenzione è caduta su una sezione secondaria, quella dedicata ai “parenti genetici”. È lì che ha letto le due parole che l’hanno lasciata senza fiato: “corrispondenza figlio”.






