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La vicenda della morte di Manuela Murgia, caso archiviato due volte come probabile suicidio, ma c’è molto di più. “Occorrono analisi di coerenza”, dice l’esperta

Quello di Manuela Murgia non è un caso che merita di finire nel dimenticatoio. È necessario, e importante, indagare, anche se il tempo è passato, troppo tempo. Una giovane vita spezzata e tanti dubbi: a questo cold case è stata spesso associata l'idea del suicidio, un'idea cui la famiglia non ha mai creduto, e non a torto, tanto che le attuali indagini stanno restituendo margini per cercare il responsabile o i responsabili.

"Mi colpisce molto in questo caso la questione della definizione dei termini. Un conto è dire che si tratta di suicidio, un conto è dire che non si hanno elementi per dire che è omicidio. Ciò che risolve un caso è qualcosa di simile a uno scostamento, cioè qualsiasi deviazione anomala rispetto a ciò che ci si aspetta da un insieme di dati”, spiega a IlGiornale Sara Capoccitti, esperta informatica, criminalista e analista forense che lavora per l'autorità giudiziaria (ma non in questo caso di specie). E i dati anomali sono qualcosa che non manca in questa vicenda