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A Pechino 4 anni fa il patto Putin-Xi, poi l'attacco a Kiev. Oggi i dubbi sugli Usa

Quattro anni dopo. Il tempo olimpico ha lancette lunghe e non è mai neutro, ogni tanto diventa geometrico. Si piega, arrotonda, torna indietro, si ripresenta nello stesso punto come una sciabolata e di solito ha una faccia diversa ma non così diversa. Allora è un attimo riconoscere cose già viste, sensazioni già vissute, pagine già lette sui Giochi costretti a fare lo slalom tra i paletti della guerra e delle tensioni geopolitiche. È così dalla notte dei tempi delle Olimpiadi moderne e forse, senza, non sarebbero neppure olimpiadi. Anche se stavolta qualcosa è davvero cambiato.

Quattro anni fa, Pechino, lo stadio a Nido d'Uccello, quello che aveva celebrato i Giochi del 2008, otto agosto duemilaeotto, perché l'otto è numero di prosperità e fortuna per i cinesi e sarebbe stato così. Quattro anni fa, cerimonia d'apertura, nella tribuna d'onore, uno accanto all'altro, Vladimir Putin e Xi Jinping. Non si trattava solo di sport, ma lo speravamo. Due uomini, due Stati, un'immagine e un futuro che ora conosciamo meglio. Putin era andato a Pechino non per lo sport. Xi lo aveva ricevuto non per lo sport. Cinque cerchi come cornice di equilibri, alleanze, protezioni. Poi il testimone passò a noi, all'Italia, a Milano Cortina ancora ignara di ciò che sarebbe accaduto una manciata di giorni dopo la chiusura di quelle olimpiadi: l'invasione dell'Ucraina.