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4 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:31

Per fortuna la vita offline prosegue regolarmente, all’Università La Sapienza di Roma, dopo l’attacco informatico denunciato dall’ateneo il 2 febbraio 2026. La certezza è la matrice filo-russa: il grande dubbio è sulla quantità e qualità dei dati rubati. Per le risposte servirà tempo. Intanto gli esami in aula si svolgono senza intoppi, mentre i sistemi informatici sono ancora fuori uso, con gli esperti dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale al lavoro per ripristinarli. Ci vorrà qualche giorno. Intanto la procura di Roma ha aperto un’indagine: l’ipotesi di reato potrebbe essere l’accesso abusivo ai sistemi informatici, ma neppure l’estorsione si può escludere. Perché l’attacco informatico è giunto con un ransomware: un virus con lo scopo di bloccare l’accesso ai dati dal computer, oscurandoli con una codifica crittografica. L’unico modo per riavere i dati è pagare un riscatto: il ransomware è l’evoluzione dell’estorsione nel nuovo mondo digitale.

La richiesta di riscatto generalmente approda sul dark web, ma non nel caso dell’università capitolina. “Scandagliandolo non vi è traccia, manca la rivendicazione e neppure un dato dell’università sembra essere stato ancora pubblicato”, dice a ilfattoquotidiano.it Marco Lucchina, esperto di sicurezza informatica della società Cynet. “O la rivendicazione non è mai stata pubblicata, oppure solo per poco tempo e ripresa da pochissimi utenti”, prosegue l’addetto ai lavori. In casi analoghi le ipotesi sono due: “Il riscatto in denaro è stato pagato subito, oppure qualcosa è andato storto ai criminali e il furto dei dati è stato solo parziale”. Lucchina tende a dubita della prima opzione: “onestamente tenderei ad escludere la seconda opzione, trattandosi di un ente pubblico”. Dunque i criminali potrebbero non essere riusciti a mettere le mani su tutti i dati dell’Università.