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3 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:51

La procura di Roma aprirà un fascicolo per accesso abusivo ai sistemi informatici dopo l’attacco informatico contro i sistemi e gli archivi digitali dell’università La Sapienza di Roma. Gli inquirenti attendono un’informativa degli investigatori, mentre la Polizia postale è a caccia di indizi per ricostruire il colpo. Intanto, il sito pubblico dell’università è inaccessibile e i sistemi informatici interni sono bloccati (per garantire l’integrità e la sicurezza dei dati) paralizzando il lavoro amministrativo. Fonti qualificate attribuiscono l’intrusione a gruppi filo russi, senza specificare il nome del collettivo di cyber criminali. L’Italia è stata già nel mirino di pirati informatici riuniti sotto la sigla NoName, come ritorsione per la posizione a sostegno dell’Ucraina.

L’attacco (denunciato ieri) è andato in porto grazie ad un ransomware, un programma malevolo in grado di rendere inaccessibili i dati sui computer, oscurandoli con una chiave crittografica. Se il proprietario vuole riavere i dati, deve pagare un riscatto, generalmente in criptovalute. Un’estorsione in formato digitale: così funziona il ransomware. A quanto ammonta la richiesta di denaro inoltrata alla Sapienza non si sa. La buona notizia è che l’ateneo romano aveva dei backup, copie di dati del sistema scollegate da internet: quelle sono salve e consentono ai tecnici di “bonificare” i sistemi. Tecnicamente, per riavere i dati, l’università dovrebbe aprire un link inviato dai criminali: giungerebbero ad una pagina nel dark web con la richiesta del riscatto. Da quel momento, partirebbe il conto alla rovescia di 72 ore. Alla scadenza, senza il pagamento, i dati universitari criptati dai criminali andrebbero distrutti.