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Ultimo aggiornamento: 15:44
Curiosamente è toccato a due ex banchieri centrali dare la sveglia alla politica internazionale, ancora un po’ rintronata dai colpi ben assestati dal bizzarro quasi ottantenne di Washington. Nel suo discorso di fronte alla fortunata élite mondiale che ogni anno si riunisce a Davos, Mark Carney, ora primo ministro canadese ma già governatore della Banca del Canada e della Banca d’Inghilterra, in un audace intervento ha dichiarato solennemente che l’ordine economico mondiale è morto e che le medie potenze economiche devono trovare nuove strade se non vogliono essere preda dei grandi squali, Usa e Cina.
A quest’analisi ha risposto Mario Draghi nel suo recente intervento a Lovanio. I due, amici suppongo, sono perfettamente sulla stessa linea di ragionamento: gli Usa sono diventati, inaspettatamente, da alleati una grande minaccia per l’ordine economico mondiale, e bisogna correre ai ripari con nuove e inedite alleanze non solo di carattere commerciale. L’analisi di Draghi però ha una marcia in più, almeno per noi europei.
Nelle due posizioni si possono scorgere alcune differenze. Intanto, il Canada non è la Ue, economicamente parlando. Sembra banale ma occorre ribadirlo. La Ue produce un quarto della ricchezza mondiale, e quindi è una super potenza economica. Non così il Canada che ha un Pil di poco inferiore a quello italiano. Quindi opportunamente Draghi ha invitato le nazioni europee ad abbandonare le posizioni attendiste o rinunciatarie nei confronti dell’aggressore Trump. L’economia dell’Unione è pari a quella degli Usa in termini reali, se non superiore dal punto di vista industriale.







