Ci sono registi che fanno sempre lo stesso film e altri che, qualunque genere affrontino, ci mettono sempre il loro marchio, la loro firma autoriale anche se magari girano un blockbuster.

Sam Raimi si è fatto conoscere con l’horror della trilogia de «La casa» («Evil Dead» in originale) sebbene, dopo il primo film del 1981 (un horror innovativo ma nei binari del genere) già il sequel, «La casa 2» del 1987, ibridasse l’orrore con la comicità da cartone animato (ad esempio, una mano mozzata che entrava nella tana di un topo come Jerry sempre in lotta con il gatto Tom) e fumetto con Ash (il grande Bruce Campbell, suo attore feticcio) che diventava il primo vero supereroe con superproblemi in un horror mentre il terzo film («L’armata della tenebre» del 1992) era un vero e proprio fantasy.

Lungo è il suo rapporto con i supereroi, da «Darkman» del 1990 (adattamento non ufficiale del vigilante The Shadow, L’Uomo Ombra, nato negli anni Trenta in un programma radiofonico e poi passato al romanzo e al fumetto) alla trilogia di Spider-Man di inizio millennio (2002-2004-2007), pessimo il terzo film dalle travagliate vicende produttive, ma il secondo resta uno dei film di supereroi migliori di sempre. In ogni sua pellicola ci sono sequenze “alla Raimi”, fra horror, ironia e citazioni da fumetti e cartoni animati.