Sono passati tre mesi da quando il premier Pedro Sánchez festeggiava sul social X il boom dell’occupazione spagnola, rivendicando il ruolo di capofila del suo Paese nella creazione di impiego in Europa. Sempre tre mesi fa, la ministra dell’Educazione e portavoce del governo guidato da Sánchez, Pilar Alegria, aveva messo a confronto l’aumento del lavoro in Spagna con quello degli altri Paesi europei, evidenziando il vantaggio acquisito su Italia, Germania e Francia.
E, in effetti, nel 2025 l’occupazione in Spagna ha raggiunto livelli record sulla spinta soprattutto del lavoro stagionale, che ha beneficiato della robusta ripresa del turismo.
Ma a gennaio la locomotiva spagnola, che ultimamente ci ha abituato a indicatori economici sempre sopra le previsioni, ha smesso di sbuffare e il lavoro ha subito una contrazione che, in questo periodo dell’anno, non si vedeva dal 2012. A gennaio, la previdenza sociale spagnola ha perso in un colpo solo 270.782 iscritti facendo scendere il numero di lavoratori a 21,57 milioni, dai 21,84 milioni che avevano segnato il record storico a fine 2025. Si tratta del peggior mese di gennaio degli ultimi quattordici anni, così dicono i dati diffusi dal ministero dell’Inclusione, Previdenza sociale e Migrazioni. In termini percentuali, il calo è stato dell’1,2% in un solo mese. Il dato contrasta con l'andamento molto positivo dell’occupazione nel 2025, con 605 mila nuovi posti di lavoro creati, di cui più del 90 per cento nel privato, stando alle rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica spagnolo (Ine).






