Quando si parla di Anselm Kiefer bisogna partire da quel che resta. Dalla fine che diventa nuovo inizio, dalle ferite che sono spiragli di vita, dalle rovine che si plasmano come materia viva. La creazione nasce dalla distruzione e la storia non è archivio, ma laboratorio. Anselm da bambino non aveva giocattoli, ma tra le macerie della sua casa bombardata nella Seconda guerra mondiale, trovava pietre, mattoni, polvere e rami secchi che gli permettevano di costruire tutto ciò che voleva. Ha cominciato a creare meraviglie con le macerie e ha sempre lavorato sulle rovine della storia senza indugiare nella nostalgia proustiana del recupero del tempo perduto, ma per ritrovare dentro quella fine il seme di una rinascita. Nella notte del 15 agosto del 1943 40 bombardieri Lancaster della Royal Air Force britannica sganciarono 500 tonnellate di bombe sul centro di Milano, furono colpite anche le statue delle Cariatidi che sorreggevano la balconata perimetrale della Sala attigua al Palazzo Reale. Quaranta donne di pietra mutilate della testa, dei seni, dei volti. L’arte sfregiata dal fuoco folle della guerra. Ed è proprio in questo orizzonte architettonico - in cui il passato continua a parlare - che è stata allestita la mostra Le Alchimiste (curata da Gabriella Belli) che Anselm Kiefer ha concepito proprio per questa Sala. Il risultato è straniante. A metà tra stupore e smarrimento. Un pugno allo stomaco e un trionfo per gli occhi. Quaranta teleri che parlano delle alchimiste, le donne in bilico tra magia e scienza, ora profetesse ora ciarlatane, che si muovevano ai margini del sapere ufficiale e della società, che «avevano condotto esperimenti come gli uomini, ma che in molti non conoscono», ha spiegato Kiefer in un’ affollatissima conferenza stampa. E proprio come la guerra ha cercato di cancellare per sempre le statue greche, così la storia ha rimosso le alchimiste. «Inizialmente i teleri dovevano essere appesi accanto alle cariatidi, ma non è stato possibile. Quindi, abbiamo scelto di distribuirli come paraventi che svelano e nascondono». Le tele gigantesche si susseguono una dietro l’altra, sono distribuite su più file e moltiplicate dal gioco degli specchi che circondano la sala. Il visitatore si ritrova dentro un labirinto caleidoscopico, immerso tra il nero, il bianco, il rosso e l’oro.