L’immagine di un capriolo o di cervo che brucano nella foresta difficilmente è assimilabile a quella di una minaccia. Eppure, quando le attività di pascolo sono a dismisura, e interessano una gran quantità di animali, anche il semplice brucare diventa una minaccia. Lo è per le foreste, anche quelle commerciali, che rischiano di non crescere abbastanza e perdere risorse preziose per la loro ricchezza. Una soluzione potrebbe essere quella di spaventare quanto basta gli ungulati, riportando nella foresta i loro predatori. Quando ne avvertono la presenza, infatti, diventano più vigili e brucano meno gli alberelli della zona, a tutto beneficio della foresta.

Gli studi nella foresta bavarese

A raccontarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Applied Ecology della British Ecological Society, interessato proprio a comprendere in che modo le dinamiche preda-predatore potrebbero essere utilizzate per combattere il problema del pascolo eccessivo. Per farlo hanno pensato di studiare sul campo in che modo gli odori di alcuni predatori - come lupi e linci - influenzano il comportamento degli ungulati. Nello specifico il campo sperimentale era quello del Parco nazionale della foresta bavarese, in Germania, al confine con la Repubblica Ceca, dove le linci sono state reintrodotte negli anni Ottanta, e i lupi da una decina di anni. Qui, in diversi siti, hanno seminato odori di diverso tipo: in alcuni casi escrementi di lupo (urine e feci), in altri di lince, in altri di mucca e in altri dei semplici campioni di acqua. L’acqua serviva come controllo e gli escrementi della mucca venivano usati come campione che avrebbe dovuto essere percepito come non rischioso. Parallelamente i ricercatori, spiegano, hanno piantato nelle diverse aree testate degli alberelli di specie diverse (come faggio, abete rosso e abete bianco, acero di monte e sorbo degli uccellatori), e messo delle trappole fotografiche. In questo modo avrebbero potuto capire se e in che modo la presenza degli odori influenzava il comportamento degli ungulati. E li influenzava, eccome.