“Il coleottero della corteccia è un problema enorme anche le nostre foreste alpine: dal Piemonte al Trentino. Ma il modo in cui abbiamo gestito i boschi ci dà un vantaggio, rispetto a quanto sta accadendo in Germania”. Riccardo Valentini, ecologo forestale dell’Università della Tuscia, commenta così le notizie in arrivo dall’Harz, catena montuosa della Sassonia, nel nord del Paese. Lì il bostrico (Ips typographus) sta facendo strage di abeti rossi, mettendo in crisi il patrimonio forestale tedesco, la biodiversità dei suoi boschi e anche la loro capacità di assorbire CO2.

Le cifre sono impressionanti: tra il 2018 e il 2021 la Germania ha perso mezzo milioni di ettari di bosco (su un totale di 11 milioni). E alcuni paesaggi, una volta verdeggianti, sono diventati spettrali distese grigie di fusti spogli e secchi. Le autorità tedesche sono corse ai ripari: tagliando migliaia di abeti rossi divorati dal bostrico e ripiantando varietà non appetibili per quest’insetto: altri tipi di abete, faggi e sicomori. Sotto accusa, ancora una volta, la crisi climatica.

“I parassiti delle piante sono sempre esistiti: si verificava l’infestazione e poi il bosco si riprendeva. Ma ora i cicli di attacchi stanno diventando sempre frequenti”, spiega Valentini. “I boschi non ce la fanno a recuperare, perché vengono investiti da nuove ondate. E questo accade perché l’innalzamento delle temperature globali favorisce la proliferazione di questi parassiti”.