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4 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 7:24
Mentre a Niscemi gli edifici continuano a crollare, con oltre 1.300 sfollati senza casa, in uno scenario catastrofico che vede Sicilia, Calabria e Sardegna contare oltre 2,5 miliardi di euro di danni, appare sempre più evidente come la problematica nazionale cesserà di esistere quando il clamore mediatico terminerà. Dopodiché, la questione verrà declassificata come ‘meridionale’ e, quindi, da ristorare coi fondi già destinati ai cittadini del Sud. In altre parole, se il cataclisma fosse avvenuto al Nord, si sarebbero attivati ben altri meccanismi emergenziali e, come già avvenuto, sarebbe stato lo Stato a risarcire i danni.
Senza andare troppo indietro nel tempo, per far fronte all’alluvione in Emilia-Romagna, nel 2023, sono stati stanziati oltre 2,5 miliardi di euro per le zone colpite, prevedendo misure straordinarie pur di far cassa. Addirittura s’è autorizzata l’Agenzia delle dogane e dei monopoli ad effettuare estrazioni straordinarie del Lotto e del Superenalotto. E, ancora, s’è introdotto un sovrapprezzo di un euro per l’accesso ai musei statali così come si sono venduti i beni mobili oggetto di confisca amministrativa dell’agenzia delle Dogane. Insomma, per questa catastrofe sono stati tutti gli italiani a mettere mano al portafoglio, com’è giusto che sia. Un po’ come avvenne a seguito dell’alluvione della Valtellina, nel 1987, quando furono stanziati 2.400 miliardi di lire, pari a 1,2 miliardi di euro, un importo con pochi precedenti nella storia.






