Calmo in apparenza, solidissimo nella sostanza. Emil Audero racconta così uno dei momenti più difficili della sua carriera, dopo lo scoppio di un petardo a pochi centimetri dal suo orecchio destro durante la gara della Cremonese. Un episodio violento, improvviso, che avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori. “È stato come prendere una martellata”, spiega il portiere in una intervista al Corriere della Sera, ripercorrendo l’attimo dell’esplosione e il dolore immediato, fisico e mentale.
Nonostante lo shock, Audero è rimasto in campo per oltre quarantacinque minuti. Una scelta che non è stata istintiva, ma profondamente legata al suo modo di vivere il calcio. “Intanto c’era l’adrenalina della partita”, racconta, spiegando come solo dopo il fischio finale siano arrivati i dolori più forti. Ma la vera motivazione è un’altra: “Io mi ritengo un giocatore di campo e non me la sentivo di abbandonare così, anche se ero dolorante — ha proseguito — Ho deciso di restare, sentivo di potercela fare e non c’erano le condizioni per sospendere la gara”.
CREMONESE-INTER, AUDERO COLPITO DA UN PETARDO IN CAMPO: SI ACCASCIA A TERRA
Orrore in campo. Il portiere della Cremonese Emil Audero è stato colpito da un petardo lanciato dalla curva inter...














