Da domani a giovedì alle 17: il Consiglio dei ministri che dovrà varare il nuovo pacchetto di sicurezza voluto dal Governo dopo gli scontri di Torino slitta di un giorno. Ventiquattro ore in più che servono alla maggioranza per compattarsi intorno a una risoluzione condivisa (e per arginare il pressing della Lega, che comincia a irritare gli alleati) e che tornano utili nel confronto con il Quirinale, a cui fino a ieri sera nessuna bozza era stata trasmessa, per il vaglio di costituzionalità delle norme.
Il lavorìo tecnico per smistare le norme tra Dl e Ddl
Dopo il vertice di ieri Palazzo Chigi, con la premier Giorgia Meloni decisa ad andare avanti per rafforzare le tutele delle forze dell’ordine dai violenti («Troppe violenze, basta, vanno fermati») e l’appello-sfida alle opposizioni per una «più stretta collaborazione istituzionale» sul tema e un voto su una risoluzione unitaria, il lavorìo tecnico per definire misure «a prova di Costituzione» è continuato in una serie di riunioni. Obiettivo: smistare le norme, già predisposte a metà gennaio dal Viminale, tra un decreto legge che il Governo vuole corposo e un disegno di legge.
I desiderata del Governo
Nel Dl l’Esecutivo confida di poter inserire sia la stretta sui coltelli, con il divieto di vendita assoluto per i minori, anche online, sia lo “scudo” per evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati agli agenti e a tutti gli altri cittadini quando «appare che l’uso delle armi o della forza è avvenuto in presenza di una causa di giustificazione». Su quest’ultima norma, finora collocata nel Ddl, e su tutte le altre è indispensabile il vaglio di costituzionalità che è al centro del confronto con il Colle. Il Governo vorrebbe la corsia urgente anche per il «fermo di prevenzione», ossia la possibilità di trattenere per non oltre 12 ore persone «sospettate di costituire un pericolo» per il pacifico svolgimento di manifestazioni.











