Quando si parla di cioccolato, a Milano vince la curiosità, a Torino la tradizione. Ma è davvero così? Ai margini della presentazione di Cioccolatò sotto le luci del capoluogo lombardo, a parlarne è Eugenio Signoroni, uno degli organizzatori della kermesse che dal 13 al 17 febbraio riporta il mondo di cacao & affini all'ombra della Mole antonelliana. Impossibile, quindi, non pensare a un asse Milano-Torino in chiave golosa, tra due città abituate a misurarsi sui campi più disparati: lo sport, la letteratura, la musica, il mondo del bere e quello della cucina nel suo senso più esteso. A Milano il cioccolato fa una cosa banale e potentissima: si fa sentire prima di essere spiegato. La stagnola che fruscia, la pralina che profuma “scuro”, il morso che mette insieme dolcezza e amaro e ti costringe a scegliere da che parte stai: piacere puro o piacere con una storia.

Eugenio Signoroni

Due città, stili differenti

«La capitale piemontese – dice Signoroni - ha un rapporto storico con il cioccolato». Non una nostalgia da cartolina: proprio un’educazione, un’abitudine cittadina a considerare il cacao una faccenda seria. «C’è stato un momento in cui Torino era la più importante città d’Europa per il cioccolato, ed è il secolo in cui nasce il gianduiotto e in cui “sforna” maestri che poi si muovono verso la Svizzera e altrove». E ancor oggi la capitale sabauda difende quell'impronta.