I Giochi non sono ancora cominciati, ma c’è già il primo caso di doping. Una notizia che pesa come un macigno sull’Olimpiade invernale e che coinvolge l’Italia, il biathlon e una giovane atleta alla prima convocazione a cinque cerchi. Il primo caso di doping della rassegna coinvolge proprio la squadra azzurra e colpisce uno sport spettacolare come il biathlon.

Sotto accusa è finita Rebecca Passler, 24 anni, originaria di Anterselva, convocata per far parte della selezione italiana. La biatleta è risultata positiva al letrozolo, un inibitore dell’aromatasi di terza generazione utilizzato prevalentemente nella terapia del tumore al seno. È stato vietato dalla Agenzia mondiale Wada in quanto favorisce un aumento degli ormoni steroidei con benefici diretti su forza e recupero muscolare, ed è considerato un farmaco coprente dell’assunzione di steroidi anabolizzanti.

Una sostanza già nota alle cronache sportive: nel 2017 costò due mesi di squalifica alla tennista Sara Errani. Tra i precedenti ai Giochi, invece, in ordine temporale c’è quello di Viktoria Orsi Toth, giocatrice di beach volley trovata positiva al clostebol alla vigilia del debutto a Rio 2016 e poi squalificata 4 anni.

Per Passler è scattata la sospensione cautelare e, almeno per questa edizione dei Giochi, l’addio forzato al sogno olimpico. «L’Unità per l’integrità del biathlon (Biu) ha ricevuto conferma da Nado Italia di una violazione delle norme antidoping da parte della biatleta italiana Rebecca Passler. Nado Italia ha sospeso provvisoriamente l’atleta», si legge nel comunicato diffuso dalla International Biathlon Union (Ibu). «La violazione è stata riscontrata (lontano dalle competizioni) in un test effettuato da Nado Italia, che è responsabile della gestione del caso».