Si accendono i motori della prima fabbrica europea della BYD, situata in Ungheria, a Szeged. Le operazioni entreranno nel vivo a partire dal secondo trimestre del 2026, quando in fabbrica entreranno quasi 1.000 operai, che a regime diventeranno 2.000. Nella nuova sede ungherese troverà posto anche un centro di ricerca e sviluppo.

Evitare i dazi europei

Il nuovo polo industriale ungherese ha un significato strategico particolare per BYD: la produzione europea, infatti, consentirà al colosso cinese di dribblare i dazi di Bruxelles sull'import dalla Repubblica Popolare. Il complesso – esteso su una superficie di 300 ettari - potrà sfornare qualcosa come 200 mila veicoli all'anno e potrebbe fare da apripista per altri stabilimenti continentali: Turchia e Spagna sono le migliori candidate ma in lizza potrebbe finire anche l'Italia. BYD è presente in Ungheria dal 2017, quando a Komárom è stato aperto un impianto per la produzione di autobus elettrici: la fabbrica in questione triplicherà presto la sua capacità produttiva grazie a un investimento da 100 milioni di euro.

Rete di vendita in crescita

“Entro fine 2026, raddoppieremo il numero di punti vendita in Europa arrivando a quota 2 mila”, aveva annunciato a metà novembre scorso Maria Grazia Davino, direttore regionale BYD per il Vecchio Continente (ed ex manager di Stellantis): “In linea coi concorrenti di successo, dobbiamo conquistare la vicinanza ai clienti”. L'obiettivo è far lievitare le immatricolazioni europee del costruttore, che crescono già a livelli esponenziali. Secondo i dati ACEA (Associazione dei Costruttori Europei di Automobili) relativi all'area UE + EFTA + UK, le vendite del brand nel 2025 sono quasi triplicate rispetto al 2024: BYD ha consegnato 187.657 veicoli (+268,6%), rispetto ai circa 50.912 dell'anno precedente. Mentre la sua quota di mercato è balzata dallo 0,4% del 2024 all'1,2% nel 2025 (all'interno della sola Unione Europea la quota è arrivata all'1,4%).