Erano fuggiti, dopo aver messo a segno una rapina ai danni di una condomina di via Cassia 1004, il 6 febbraio dello scorso anno, lasciando a terra, ferito da un proiettile esploso dal vigilantes Antonio Micarelli, uno dei componenti della “banda”, Anton Ciurciumel. Il 24enne era poi deceduto in ospedale, il colpo alla testa non gli aveva lasciato scampo.
Ieri due dei tre complici della vittima sono stati condannati in rito abbreviato con le accuse di rapina pluriaggravata: il 28enne Salvatore Di Giovanni a sei anni e il 29enne Elvis Radu a tre anni e cinque mesi.
Di Giovanni, secondo l’accusa, sarebbe stato il capo del gruppo. Era stato lui ad avvisare la moglie di Ciurciumel dell’accaduto ancora prima che il ferito venisse identificato dai carabinieri della compagnia Trionfale, titolari delle indagini, coordinati dal sostituto procuratore Claudio Santangelo e dall’aggiunto Giovanni Conzo. Ne è dimostrazione l’arrivo della moglie del 24enne in ospedale, insieme alla sorella di Di Giovanni, quando ancora non erano state diffuse le generalità di Ciurciumel.
Il ruolo di Di Giovanni, si legge negli atti dell’inchiesta, «è avvalorato anche da quanto risulta in Sdi circa i controlli registrati con il correo deceduto, Radu» e un altro sospettato (la cui posizione è stata poi archiviata). Il primo ad essere arrestato, a metà marzo, è stato Di Giovanni, originario di Napoli, poi è stata la volta di Radu, italiano di origine serba. L’ultimo a finire in manette è stato Eduard Firlovic, classe 2002, nato a Roma, fermato alla frontiera in Croazia ed estradato in Italia lo scorso ottobre.






