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2 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 15:54
Non solo un modo per disgregare gli Stati membri. Ma, anzi, un’opportunità per l’Unione Europea. Da cogliere come? Con una maggiore integrazione politica ed economica che passi da una soluzione precisa: aumentare la protezione degli Stati membri e quindi gli investimenti nel settore della Difesa. Come chiedono anche gli ex premier italiani Enrico Letta e Mario Draghi nei loro rapporti sul futuro dell’Unione Europea voluti da Ursula von der Leyen. È questo il risultato a cui arriva il primo studio italiano sulla nuova National Security Strategy dell’amministrazione americana di Donald Trump che ha creato tanto dibattito perché nel rapporto si parla di poter staccare alcuni Paesi europei – tra cui l’Italia – dall’Unione. Lo studio di 25 pagine è firmato da due professori della Bocconi, Carlo Altomonte e Walter Rauti, che il 18 gennaio hanno inaugurato lo Shield, il primo hub europeo su Difesa, economia e geopolitica.
Nel paper sulla strategia di sicurezza degli Stati Uniti per il 2025 e “il riposizionamento strategico dell’Unione Europea”, l’obiettivo è quello di superare le analisi che sono state fatte in Italia sul tentativo americano di disgregare gli Stati membri pur ammettendo le “ingerenze” politiche dell’amministrazione americana sull’Europa che, influenzata dall’approccio Maga, parla di “cancellazione della civiltà” portando avanti una “narrazione civilizzatrice” degli Stati Uniti sul modello del discorso di JD Vance a Monaco. Una dottrina, quella della Casa Bianca, che secondo i due studiosi riporterebbe le lancette della storia a quella di Richard Nixon che chiedeva agli alleati di “assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza” e di Ronald Reagan che voleva aumentare gli investimenti militari “con pressioni perché rafforzassero la propria posizione difensiva”. Un modo per disinteressarsi dell’Europa per concentrarsi unicamente sulla sfida alla Cina. Ora sta succedendo lo stesso, secondo gli studiosi dell’Università Bocconi. L’approccio è quello del passaggio dal “Burden sharing” al “Burden shifting”: dalla condivisione degli oneri al trasferimento (sull’Europa) degli oneri.






